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Poesie di un ragazzino al padre carcerato

 

Carmelo Antinoro © 2008

 

Un angioletto volato in cielo

di Carmelo Antinoro

 

Fino ai primi del 1900 il problema dei neonati abbandonati era per Favara, come per le altre comunità del regno, una piaga sociale. Molti di questi bambini appena nati dovevano subire come prima cosa, l'imposizione di un cognome spesso allusivo e spregevole; il futuro, poi, era una montagna da scalare.

Una delle tante creaturine sfortunate fu Elena Gaudio, nata il 28 giugno del 1891e ritrovata nella ruota dei proietti. Il cognome imposto, contrariamente alla barbara consuetudine del tempo, fu di buon auspicio, ma per niente benevola è stata la sorte.

Come racconta il barone Antonio Mendola nei suoi diari: Elena Gaudio, la piccola infelice, abbandonata trovatella che fu ricoverata all'orfanotrofio delle bocconiste a fine ottobre 1900 si è spenta oggi (18 giugno 1901) alle 9,30 di meningite. La comunità è in lutto e la superiora piange più che una madre e le suore e le compagne la seguono e versano lacrime e fiori sulla piccina eternamente addormentata sul lettuccio della camera ardente, dentro la stanzetta destinata alla portinaia. È un giorno di amarezza. Molti corrono a vedere la piccola morta. Essa stava grassa e florida quando strisciava tra gli immondi giacigli dei luridi cortili e casupole ed ora ben pasciuta, vestita e curata, si è spenta magrissima e deformata. Anche a me è spiaciuta questa morte. Ho visto da dietro i balconi socchiusi della biblioteca il feretro della piccola orfanella. La superiora rifiutò il carro dei poveri, il carro della carità, e pagò il carro mortuario di seconda classe per rendere l'ultimo tributo d'affetto all'innocente creatura. Le suore piangevano, piangevano le orfanelle divise in due file, davanti al carro e dietro i frati minori. Pochi curiosi. Eppure dicevo tra me: questo oscuro e trascurato feretro meriterebbe maggior rispetto. Il mondo è sempre lo stesso. Fa pompe ai ricchi e spesso ai tristi, ai tiranni, alle messaline e tiene quasi in dispregio la povera e pudica verginella, ignota e senza parenti e amici. Le madri della carità, le buone suore bocconiste con le loro preghiere e col loro dolore, solo esse facevano giustizia e onore al piccolo cadavere della loro figlia adottiva in Gesù Cristo. Sia pace e misericordia a loro. Eppure questa piccina oggi diventerà più grande dei grandi di lassù, in quella gloria che non si spegne mai ed il gaudio che ebbe nel nome in questa vita, impostole con le acque lustrali del battesimo, sarà da ora in avanti vero gaudio celestiale ed eterno. La pompa che le fu negata sulla terra la troverà oggi centuplicata fra gli angeli e fra le verginelle sue pari. Tutto è compenso.

 

Boccone del povero da una foto del 1897

 

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