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La
nevicata del "56 di Carmelo Antinoro
La
nevicata del 1956 rappresenta un fenomeno meteorologico di particolare
rilevanza. Nel mese di febbraio di quell'anno un'ondata eccezionale di freddo
investì buona parte dell'Europa e dell'Italia, coprendola di neve e gelo con
un'intensità tale da essere definita la "nevicata del secolo": costituì infatti
l'evento nevoso più marcato e pesante dai tempi dell'inverno 1929 per tutta la
penisola, ed i successivi fenomeni dell'inverno 1985, non meno rilevanti, non ne
eguagliarono l'estensione temporale e geografica.
In
quei giorni si toccarono temperature eccezionalmente rigide, come si evince dal
seguente parziale elenco:
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città |
giorno |
°C |
|
Torino |
12 febbraio |
-22 |
|
Triestre |
10 febbraio |
-14,6 |
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Bologna |
4 febbraio |
-13,6 |
|
Potenza |
4 febbraio |
-11,3 |
|
Campobasso |
4 febbraio |
-10,1 |
|
Genova |
10 febbraio |
-6,0 |
|
Bari |
3 febbraio |
-4,9 |
|
Napoli |
9 febbraio |
-4,4 |
|
Palermo |
8 febbraio |
+0,2 |
Si
legge nel
giornale “La Nuova Voce di Favara” del 28 marzo 1956:
"La neve, simbolo di amore, di purezza, di
candore, quest’anno a Favara è caduta copiosa ed abbondante. Lo spettacolo che quel
giorno si offriva ai favaresi era superiore ad ogni aspettativa e immaginazione.
I giovani non ne avevano visto mai; solo i vecchi avevano un vago ricordo di
neve caduta più di mezzo secolo addietro. Tutti i paesani gustavano una interna
gioia che si leggeva chiara sui loro volti. La campagna, le strade, i tetti
delle case ammantati di neve davano un dolce e
soave senso di soddisfazione. Una simpatica ragazza con una folta capigliatura,
affacciatasi improvvisamente ad una finestra incorniciata di neve, era talmente
lieta da illuminare col suo sorriso la strada tutta e i dintorni, creando coi
suoi riflessi di luci e di ombre un incantevole paesaggio. Uno studente e due
graziose studentesse, scherzando fra loro con la neve, diffondevano d’intorno il
sorriso, il profumo della giovinezza. Una veranda cosparsa di fiori coperti di
neve aveva tutto l’aspetto di una cartolina di Natale. La grazia e le moine di
un bimbo in mezzo alla neve erano di una giocondità e gaiezza soprannaturali. I
concimai che gareggiavano nell’invettarsi sempre più, quel giorno subirono la
grande umiliazione di non potersi mettere in mostra; ma è stata una delusione
troppo vana e passeggera, perché dall’indomani in poi spiccavano più voluminosi
e alti, quasi a rifarsi della propria umiliazione subita. Le pittoresche case di Barbarazzo, proiettate su uno sfondo bianco, avevano l’aspetto di un paesaggio
alpino. I bambini, le donne e i vecchi incappucciati e inpantofolati si
affacciavano e guardavano con insolita meraviglia. I giovani, forniti di
lussuose macchine fotografiche, si improvvisavano fotografi per eternare sulle
lastre il ricordo di quei bei paesaggi. I ragazzi, rotolando per le strade
grosse palle di neve, si divertivano e godevano immensamente. In tutti regnava
un senso misterioso di evasione, perché tutti pervasi dallo stesso sentimento di
ammirazione."*
* Testo
scritto da Gaetano Parrino
Testo della canzone
di Mia Martini "La nevicata del "56"
Ti ricordi una volta
Si sentiva soltanto il rumore del fiume la sera
Ti ricordi lo spazio
I chilometri interi
Automobili poche allora
Le canzoni alla radio
Le partite allo stadio
Sulle spalle di mio padre
La fontana cantava
E quell'aria era chiara
Dimmi che era così
C'era pure la giostra
Sotto casa nostra e la musica che suonava
Io bambina sognavo
Un vestito da sera con tremila sottane
Tu la donna che già lo portava
C'era sempre un gran sole
E la notte era bella com'eri tu
E c'era pure la luna molto meglio di adesso
Molto più di così
Com'è com'è com'è
Che c'era posto pure per le favole
E un vetro che riluccica
Sembrava l'America
E chi l'ha vista mai
E zitta e zitta poiLa nevicata del '56
Roma era tutta candida
Tutta pulita e lucida
Tu mi dici di sì l'hai più vista così
Che tempi quelli
Roma era tutta candida
Tutta pulita e lucida
Tu mi dici di sì l'hai più vista così
Che tempi quelli.
La prima foto panoramica di Favara sotto la neve è stata
inviata da Gaetano Fradella dal Piemonte; le altre due foto da Angelo Fanara da
Modena.
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