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Carmelo Antinoro © 2008
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I pappagalli di donna Momma di Carmelo Antinoro
Mentre il mio corpo giace inerme nella tomba, da quassù quanto ancora devo vedere!. Dei tanti oggetti etnici mandatimi dal mio carissimo Michelino Internicola, sempre in giro per il mondo sulla sua real nave, non sono rimaste che poche lance. Resiste ancora l’inerme e tenace corazza di qualche crostaceo donatomi da Alfonsino Agrò da Porto Empedocle, promesso e fallito sposo di mia nipote Graziella per la testardaggine di mio fratello, di mia sorella, di mio nipote Ciccio Scaduto, andato poi in sposo ad Annetta Pirandello (sorella di Luigi). Resistono ancora gli animali che il mio amico Perrotta catturava nel lago di Lentini e di tanto in tanto mi mandava con le poste. E che dire dei pappagalli di mia sorella. Anche lei, come me non è stata sfortunata. Io nutrivo una forte passione per i cani, gli unici amici che in quel bruto mondo materiale e corrotto, in quella mia Favara di ignavi africani, mi davano un poco di conforto e affetto. Anche i cani di gesso che avevo fatto mettere sui pilastri del cancello d’ingresso della mia villa Piana non ebbero mai riposo. Erano continuamente presi a sassate; ma perché, che cosa ho mai fatto a questa mia Favara, ai miei paesani, che da me hanno ricevuto tanto bene!. E mia sorella?. Ricordo quel pappagallo tanta caro a lei, trovato moribondo. Era stato lasciato solo e spesso al buio per una settimana nel periodo luttuoso di tafferuglio che ha avuto l’epilogo con la morte di mio fratello. Ne volle un altro, era verde, stupido, muto, ma gli è morto pochi mesi dopo (15 marzo 1903 – v. foto). L’ho passato ad Aleo Neo per imbalsamarlo. Gli è morto anche il nuovissimo pappagallo Giaco. È stata una disdetta umana. A lei tutti i pappagalli, a tutti i cagnolini. Non ho chiesto e non chiederò mai niente alla mia amata e odiata Favara, soltanto un poco di considerazione per il mio patrimonio che gli ho voluto lasciare. (Voce del barone Antonio Mendola).
Geneo Storia Favara |
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