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Carmelo Antinoro © 2008
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Sposata per forza di Carmelo Antinoro
Chissà quanti favaresi osservando quella stele si sono chiesti: Ma chi era questa donna? Questa donna era Maricchia Licata, sorella di Biagio (primo principe di Baucina della famiglia Licata), figlia di Antonio (giovanissimo sindaco di Favara dal 1834 al 1836 – anno della sua morte) e di Teresa La Lomia da Canicattì (figlia del barone Agostino e zia del più noto frate Gioacchino). Morto il marito, Teresa La Lomia ha risposato, nel 1841, Giuseppe Cafisi (cugino di primo grado di Antonio Licata). Maricchia in questo periodo aveva 7 anni. Giunta a 13 anni il patrigno cominciò a meditare di procurarle un buon partito per poi accasarla ed insieme alla moglie Teresa pensarono a Salvatore Petta di Agatino (famiglia notabile e benestante di origine greco-albanese, venuta a Favara all’inizio del 1700, il cui palazzo principale si trovava in piazza Madrice, dove oggi c’è il Banco di Sicilia). Ma c’era un problema: il Petta non piaceva a Maricchia, la quale si ostinava a non volerlo per fidanzato e marito, anzi (come lei stessa ha scritto) le risultava ripugnante. Questa sua continua ostinazione fu causa della sua segregazione forzata. Venne rinchiusa da parte dei genitori in una stanza e privata della libertà, dei cibi prelibati e delle vesti lussuose, fino a quando, stanca delle vessazioni e delle privazioni Maricchia, appena diciassettenne, il 21 gennaio 1849 ha detto “SI”. Ma al Petta interessava più la dote che Maricchia, per cui i problemi continuarono anche dopo il matrimonio, con la richiesta, da parte di Maricchia, di annullamento alla sacra ruota. Nel dicembre 1906 moriva Salvatore Petta e con lui si estingueva la famiglia. Antonio Lo Verde, genero del Petta, per avere sposato una figlia adulterina, trovandosi in Favara, ha ordinato un solenne funerale. Il Petta per molti anni aveva vissuto pubblicamente concubinato con Angela Cafisi e la sua famiglia era composta da figlie adulterine. L’arciprete di Favara Antonio Giudice, non solo si rifiutò di recitare l'elogio funebre nella madrice per i funerali, ma non permise ad altri di farlo. La sfortunata Maricchia Licata gravemente ammalata, colmò la sua vecchiaia con la “morte civile” della cecità.
Geneo Storia Favara |
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