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Carmelo Antinoro © 2008

 

LE CARCERI DI FAVARA

di Carmelo Antinoro

 

 

Si hanno prove documentali sull’esistenza delle carceri di Favara dai primi decenni del XVII sec. ed erano allocate all’interno del castello. Ma che il castello fosse utilizzato come carcere è anche accertato dai notevoli graffiti e bassorilievi esistenti all’interno dei due vani utilizzati per tale scopo, risalenti ai primi del 1600 ed alla seconda metà del 1800 (v. foto): il carcere criminale e quello delle donne.

Il carcere criminale lo ritroviamo al piano terra, entrando a sinistra, dove c’era la cubassorilievo del carcere criminale del Castello risalente alla seconda metà del 1800cina e la prima rampa di scala d’accesso al piano nobile.

Entrando, a destra ritroviamo una delle tre stanze degli armigeri, poi carcere civile.

Il carcere delle donne era relegato in una stanzetta “del quarto superiore” (secondo piano) del mastio, dove sono ancora evidenti incisioni risalenti al XVII sec. Il motivo classico, ricorrente, era la croce, rappresentata in diversi modi, semplice, con il Cristo ed in modo più complesso, con le scale poggianti sui bracci, iconografia popolaresca riconducibile al calvario, presente sin dai tempi remoti in ogni paese. Risulta curioso un galeone sullo stipite della bifora che anticamente guardava il mare.

Sul lato opposto del carcere delle donne, nel quarto superiore una monofora ed un tratto della volta di copertura sono le  testimonianze di un ambiente che per un certo periodo venne utilizzato come stanza delle torture, come attestano i documenti, in un luogo alto e tale che le grida dei carcerati “in esperimento” non potessero essere udite dalla popolazione.

Con la soppressione degli ordini religiosi e con l’incameramento dei beni ecclesiastici da parte dello Stato, l’Ente Provincia, intorno al 1868, divenne proprietario del convento e della chiesa della Madonna del Carmelo che poi ha ceduto al Comune di Favara per adibirlo a carcere e sede dei RR. Carabinieri.

Tra il 1884 e 1885 veniva realizzato il carcere mandamentale di piazza della Vittoria da parte dell’impresa Calogero Re.

Da quando il carcere ha cessato di funzionare (circa un sessantennio) è stato lasciato in miserevole abbandono e utilizzato come luogo di deposito (v. foto).

 

 

       

 Per un approfondimento v. il libro:

 

Geneo Storia Favara