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Carmelo Antinoro © 2008

 

NUOVA MADRICE 

di Carmelo Antinoro

 

Decreto Reale di utilizzazione del legato PiascopoDistinti cittadini favaresi, colti ammiratori delle arti e mecenati legarono ingenti loro sostanze per la costruzione della chiesa madre di Favara, fra questi: il medico Francesco Piscopo e i fratelli Giuseppe, Giovanni e Gesuela Giudice che furono i propugnatori del sacro tempio. Francesco Piscopo essendo prossimo al trapasso ( 16 genn. 1885), fece legato di 120.000 lire per la demolizione delle preesistenti chiese (la madrice e l'oratorio del SS. Crocifisso), la cui utilizzazione venne autorizzata con decreto reale del 5 settembre 1885 (foto a sx); Giovanni Giudice (v. sindaci) commissionò i disegni del tempio, ma morì il 1 marzo 1892; Giuseppe Giudice (v. album) fece fronte alle spese di costruzione e compimento fino alla somma di 520.000 lire; Gesuela Giudice volle la grande cupola, non prevista dal progettista catanese arch. Sciuti Patti (1829-1898) (disegno a dx). L'opera non poté essere seguita fino alla fine dall'ing. Sciuti Patti perché anziano e malaticcio e a questo subentrò disegno originale del prospetto della madrice di Favaral'ing. Achille Viola di Castronovo, ma residente in Palermo, il quale apportò varie modifiche al progetto originario.

Appaltatore dei lavori fu Angelo Molinari da S. Giorgio (Napoli), coadiuvato dal fratello capomastro Emiddio, entrambi residenti a Siculiana, e al capomastro napoletano La Rocca residente a Favara; l'ingegnere-agronomo Salvatore Sajeva assistette ai lavori per conto della committenza.

Prima della costruzione della chiesa, alcuni arredi e statue della vecchia chiesa furono portati nella chiesa del Carmine che, per un certo periodo funzionò come chiesa madre. Alcuni quadri furono affidati "ad tempus" a privati, ma non tutti ritornarono nel nuovo tempio. L'unico dipinto ancora esistente nella chiesa, raffigurante S. Tommaso d'Aquino e la Madonna (probabilmente proveniente dalla preesistente cinquecentesca chiesa del SS. Rosario - foto a sx) venne trafugato qualche anno addietro.Dipinto trafugato dell'antica madrice con S. Antonio Abate e la Madonna

I lavori ebbero inizio il 1 gennaio 1892 con la demolizione dei due sacri edifici ivi esistenti.

Le ossa dei poveri estinti dimoranti dentro le cripte della vecchia madrice furono raccolte e collocate dentro una grande cripta realizzata sotto il presbiterio e l'abside del SS. Crocifisso.

Della precedente chiesa molte cose furono distrutte. Venne scavato il terreno fino alla profondità di 7,00 m., su cui poggiarono le fondamenta realizzati con mattoni provenienti dalle fabbriche di Puleo, ritenuti di ottima fattura. Con mattoni dello stesso tipo furono realizzati i grandi pennacchi costituiti da cinque arconi, mentre per la corona ottagonale venne impiegata pietra delle cave di Caldare. Su questa venne impostata la cupola con i suoi costoloni di calcare delle cave di S. Benedetto con sopra il lanternino. Per speciale desiderio dei Giudice vennero inseriti pure dei tiranti di ferro. L'altare maggiore e quello del SS. Sacramento in marmo furono scolpiti dall'artistaCapitelli del portale principale centrale della madrice palermitano Giorgio Sorgi Genovese. Per l'imponente facciata, la pietra fu portata da Siracusa, e montata sopra un basamento di Billiemi. I capitelli di colonne e paraste del portale principale centrale furono scolpiti dallo scultore palermitano Filippo Nicolini fra il 1895-1896 (v. foto a dx).

Le grandi imposte vetrate vennero realizzate dai fratelli Gardino di Napoli. L'organo, pare sia stato eseguito a spese di donna Gesuela Giudice (ma lei ha preferito che non venisse divulgata la notizia) da Pacifico Inzoli daCrocifisso della omonima cappella nella chiesa madre di Favara Crema.

Gli altari al momento della inaugurazione della chiesa erano due: quello maggiore e quello del SS. Crocifisso dove ha trovato collocazione il pregevole crocifisso ligneo settecentesco, di cui si sconosce la provenienza (foto a dx). Altare di S. Antonio da Padova nella madrice di FavaraL'altare ligneo di S. Antonio da Padova venne donato dal benemerito barone Antonio Mendola e collocato il 27 gennaio 1898 (foto a sx). Nel 1902 furono collocati gli altari marmorei della Sacra Famiglia e del Sacro Cuore eseguiti dai fratelli Geraci di Palermo e donato, il primo, da Gaetano Bevilacqua, il secondo da Stefano Miccichè.

I fratelli Giudice posero, a perenne memoria del loro magnanimo interesse, una epigrafe sulla parete absidale della navata meridionale (v. foto).

I lavori si conclusero nel luglio 1898. La chiesa venne consacrata dal vescovo di Girgenti mons. Gaetano Blandini il 10 ottobre 1898 con grande concorso di popolo.

Epigrafe in ricordo dell'intervento dei fratelli Giudice per la costruzione della madrice

L'inaugurazione della nuova madrice di Favara il 10 ott. 1898

Articolo del Giornale di Sicilia sulla inaugurazione della madrice di Favara

Pulpito del 1901 dei falegnami AmicoLa notizia dell'inaugurazione, anche se in forma lapidaria, venne riportata nel n. 285 del Giornale di Sicilia dell'11-12 ottobre 1898.

L'imponente struttura ha un'altezza dalla strada fino all'estremità superiore della croce del cupolino di m. 56,10, con una larghezza di m. 30,60 ed una profondità di m. 41,20.

Il pulpito in legno, in stile neo-gotico venne realizzato nel 1901 dai mastri falegnami Antonio Amico e il figlio Antonio, su disegno del pittore Vincenzo Indelicato (foto a dx).

La chiesa, lasciata con semplice intonaco bianco all'interno, venne decorata successivamente. La prima decorazione raffigurante la fuga in Egitto, sopra la porta centrale principale, venne eseguita gratuitamente alla fine del 1901, dal principiante Carmelo Indelicato, figlio del più noto pittore adornista Vincenzo. Nel 1955-1956, sotto la direzione dell'ottantenne Leopoldo Messina, vennero dipinte molte delle pareti della chiesa. Nello stesso periodo il favarese Carmelo Lo Porto (n. 1922 - m. 1981, pronipote del pittore Vincenzo Indelicato) dipinse la nascita del bambino Gesù sul disegno del nonno Carmelo Indelicato (v. foto).

Dipinto di Carmelo Lo Porto, anno 1956

Negli anni "60 del secolo scorso lo zelante arciprete Giuseppe Minnella Rizzo ha fatto dipingere alcune immagini nella parete dell'abside maggiore, compresa la sua persona; ha, inoltre, fatto realizzare sei mosaici sul prospetto principale della chiesa, all'interno dei tre cerchi modanati sopra le tre porte della chiesa e nelle tre superiori lunette (foto a dx).

Nello stesso periodo un fulmine ha colpito la croce in pietra intagliata sul coronamento del prospetto riducendola, per buona parte, in frantumi.

Nella notte del 2001 ignoti hanno appiccato il fuoco al portone ligneo centrale della chiesa. Il portone e parte del prospetto esterno parzialmente danneggiati vennero restaurati. Il dipinto di Carmelo Lo Porto, danneggiato dal calore e dalla fuliggine venne ricoperto con un altro dipinto su tela del pittore favarese Carmelo Vaccaro.

Alla fine del 2011 si è verificato il crollo di una parte del capitello del cantonale sud della facciata principale.

Di seguito si riportano alcune immagini della chiesa.

 

Prospetto della madrice di Favara

La facciata principale

 

La madrice ripresa dalla zona dell'ex macello

La madrice ripresa dalla zona dell'ex macello

 

La navata maggiore della madrice

La navata maggiore della madrice

 

La navata meridionale di S. Antonio da Padova della madrice

La navata meridionale di S. Antonio da Padova della madrice

 

Altare del Sacro Cuore di Gesù nella navata meridionale di S. Antonio da Padova

Altare del Sacro Cuore di Gesù nella navata meridionale di S. Antonio da Padova

 

La navata settentrionale del SS. Crocifisso della madrice

La navata settentrionale del SS. Crocifisso della madrice

 

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