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Carmelo Antinoro © 2008

 

CHIESA DI S. ROSALIA (DEL PURGATORIO)

di Carmelo Antinoro

 

La fondazione

Chiesa di S. Rosalia (Purgatorio) anni "70Scriveva l'abate Rocco Pirri: Qui con danaro pubblico a S. Rosalia eletta l'anno 1625 a patrona fu innalzato una magnifica chiesa di diritto e patronato dei giurati ....

La chiesa venne fondata con diritto e patronato del Comune di Favara nel 1626, a seguito dell’invasione della peste bubbonica; venne infatti, consacrata a S. Rosalia protettrice degli appestati che, per l’occasione, venne eletta patrona del paese.

Nel 1626, quasi contestualmente alla fondazione della chiesa, venne istituita la Confraternita delle Anime SS. del Purgatorio.

Nel 1634 venne fondata all'interno della chiesa la Confraternita di Maria SS. degli Agonizzanti.

Ogni anno nella chiesa di S. Rosalia veniva solennizzata la festa delle Anime SS. del Purgatorio con l'esposizione del SS. Sacramento e spari di maschi.

Nel 1759 il governatore della Congregazione delle Anime SS. del Purgatorio ordinava 600 blocchi di pietra calcarea sbozzata da prelevare dalla pirriera della pietra nella chiusa di terre vicino la casa dell'acqua (zona del quadrivio dell’Itria) o nella pirriera della pietra alla Giarritella, o pure nella pirriera della pietra nella chiusa di terre olim di mastro Raimondo Contino nel feudo di Gibilitummino, o pure parte in una, e parte nelle altre ... .

Nello stesso anno il governatore della chiesa, d'accordo con gli altri confratelli maturava l’idea di vendere la vecchia statua dell'Immacolata Concezione e, col ricavato comprarne una nuova. Questo fatto però suscitava la collera di una certa Teresa Sferrazza in Barbone. All'inizio del 1700 Antonino Sferrazza, padre di detta Teresa, a proprie spese, aveva fatto eseguire dei lavori nell'altare della Vergine Immacolata e nel proprio testamento del 1709, aveva lasciato un obbligo di messe in suffragio della propria anima innanzi a detto altare. Nonostante le divergenze, nel 1760, con atto pubblico si stabiliva di vendere la statua ad un gruppo di confrati di Camastra per il prezzo di onze 4.20 e nello stesso atto si stabiliva di assegnare un'onza a Teresa Sferrazza per alleviare i dissapori.

Nel 1762, con altro atto veniva dato incarico ai fratelli mastri Gaetano e Calogero Pennica di Girgenti di fare tutta la quantità della fabbrica, come d’intaglio ed altro necessario pella redificazione di detta chiesa di S. Rosalia giusta la forma del disegno sottoscrittosi da detto rev.do di Cortese che da detti di Pennica, con dover detti rev.di di Cortese e Fanara dictis mettere tutta l'attratta necessaria per detto edificio, fuori de capi, gurroli, e corde che metter si debono detti di Pennica ..... in particolare per ..... la fabrica delli fossati alla ragione di tarì cinque canna, la fabrica del dambuso di mattoni alla ragione di tarì nove canna. Tutto l’intaglio di smarro a tarì sei, e grana quindici canna e l’assettatina di detto intaglio alla ragione di tarì due canna dovendo però gratis detti di Pennica assistere nel tempo di sfabricare detta chiesa, e di fare li fossati.

Ne 1767 il governatore della confraternita delle Anime SS. del Purgatorio faceva esito di onze 33.6.16 ai mastri Calogero Pennica da Girgenti e Benedetto Castellana di Favara per lavori eseguiti ed in particolare: per trasporto di legnami, per trasporto di scale, e loero (affitto) di 4 tavole, per uscire l’arena e annettare la chiusa delli pezzi e sistemarli, per levare lo sterro, per levare i ponti, trasportare i legnami, per levare lo sterro dell’oratorio e della chiesa, per arena salmi 24.8, per gesso salmi 31, per tirare i pezzi in tempo di festa, per acqua, per uomini allo sfabricare, per computo del lavoro fatto dal Castellana e da Pennica.

Nel 1768 il sac. Calogero Miccichè concedeva alla chiesa uno spezzone di terreno del cortile retrostante la chiesa, di pertinenza dell'ospizio dei revv. pp. Osservanti per l'edificando cappellone (presbiterio e abside) della chiesa.

Nel 1770 al posto dell'oratorio esisteva un cortile, da cui si accedeva in un magazzino di proprietà del notaio Nunzio Felice Lo Vetero, il quale lo assegnava con atto pubblico alla Confraternita delle Anime Sante del Purgatorio per la realizzazione dell'oratorio.

Negli anni 1771 e 1772 venivano fondate nella chiesa di S. Rosalia le Confraternite dell'Addolorata e della Carità, quest'ultima sotto la protezione dell'Addolorata. Le Confraternite si dotarono di capitoli che erano degli autentici regolamenti. Per portare un esempio la Confraternita della Carità era costituita da sacerdoti e laici che avevano come presupposto quello di seguire l'antica e divina legge di Dio, imponendosi di osservare un regolamento suddiviso in nove capitoli. Il contenuto di detti capitoli riguardava la elezione dei superiori ed il ruolo del rettore che non poteva essere riconfermato dopo due anni consecutivi. Quest'ultimo eleggeva un cancelliere ed un nunzio. Il cancelliere aveva il compito di registrare i voti dei congregati nell'elezione dei superiori ed il nunzio doveva avvisare il rettore sulle eventuali infermità dei congregati. L'ammissione dei sacerdoti alla Congregazione era sottoposta a votazione da parte dei congregati i cui voti dovevano poi essere esaminati dal rettore. Erano inoltre richiesti alcuni requisiti sulle condizioni fisiche e l'età che non doveva essere superiore a 33 anni. I congregati dovevano darsi soccorso a vicenda e dovevano intervenire alle riunioni che si tenevano a cominciare dal mese di novembre fino ad aprile dell'anno successivo. Molto ampiamente veniva descritto il modo di seppellire i cadaveri dei sacerdoti congregati, in tal caso tutti i congregati intervenivano a comprare quanto occorreva e durante la sepoltura dovevano essere tutti presenti per cantare i sacri versi prescritti dal rituale. Durante l'agonia del sacerdote doveva essere esposto il SS. Sacramento e due o tre congregati dovevano girare per le strade portando la statua del Cristo recitando dei versi e di tanto in tanto informare il popolo ed esortarlo ad intervenire nella chiesa di S. Rosalia ove era esposto il Divinissimo, a pregare per il sacerdote moribondo. L'esposizione inoltre doveva essere effettuata per tutto il tempo dell'agonia per due ore la mattina e due ore la sera. Attorno al Divinissimo dovevano essere esposti non meno di diciotto candele a spese dei congregati. Facevano parte della Congregazione della Carità trentaquattro sacerdoti oltre il cancelliere, il nunzio ed il rettore.

Nel 1773 veniva realizzata la nuova volta della chiesa e veniva commissionato un organo. Dopo circa 150 dalla fondazione la chiesa veniva radicalmente trasformata.

Nel 1783 con una spesa di onze 4.23 veniva riedificata la cappella dell’Addolorata detta anche di nostra Signora della Pietà. Lo stesso anno veniva acquistato un nuovo organo a Girgenti.

In data 14 ottobre 1796 veniva stipulato un atto in virtù del quale i giurati dell'Università di Favara d. Pietro Avenia, d. Francesco Piscopo e d. Lorenzo Campione chiedevano l'erezione del beneficio delle Anime SS. del Purgatorio nella chiesa di S. Rosalia, affinché quest’ultima potesse fruire di quelle premure e vantaggi tanto nelle fabbriche che già minacciavano rovina, tanto nell'accrescimento del culto divino. In tale istanza si evidenziava la necessità di legare a detto beneficio un soggetto capace e abile e a tal proposito veniva indicato il sac. Pasquale Mulè di Favara come persona abile e capace, tanto per il divino culto per la sua sperimentata attenzione ed abilità nelle funzioni ecclesiastiche ed istruzione dè populi e che per riparare, e tirar avanti li vantaggi di detta ven.le chiesa che per essere rovinata aveva bisogno dell'aiuto di persona abile ed attiva.

Il cappellone minacciava rovina e per provvedere al restauro il vescovo mons. Saverio Granata ed il vicario foraneo, non essendoci denaro disponibile, ordinavano che gli obblighi di messa e le elemosine venissero impiegati per il restauro, con la condizione di celebrare le messe da parte del beneficiale sac. Orazio Cafisi solo nei giorni di festa e di domenica.

 

Il beneficiale sac. Pasquale Mulè e la ristrutturazione della chiesa

Il 23 febbraio 1797 il vescovo della diocesi di Girgenti mons. Saverio Granata concedeva il beneficio delle Anime SS. del Purgatorio dentro la chiesa di S. Rosalia ed il diritto di elezione di un proprio beneficiale.

Beneficiale della nuova confraternita veniva eletto il sac. Pasquale Mulè, uomo intraprendente e assai zelante, spesso occupato a mischiare gli affari privati con quelli ecclesiastici, figlio di NN, in modo che per diventare prete gli fu fatta dispensa della irregolarità canonica incorsa ex defectu natalium.

Sin dal primo insediamento per il Mulè iniziarono non poche questioni che si protrassero anche dopo la sua morte, da un lato per l’arbitraria gestione economica della confraternita delle Anime SS. del Purgatorio, dall’altro per i rapporti burrascosi che teneva con un giovinastro, un presunto nipote chiamato Gerlando Licata, che teneva in casa e con cui conviveva, il quale agognava alla tenue fortuna del Mulè, dichiarandosi anche suo parente, sapendosi guadagnare per un certo tempo il di lui affetto. 

Eletto beneficiale, il sac. Mulè iniziò subito  una gran quantità di lavori di trasformazione della chiesa che è stata ingrandita in lunghezza ed in altezza, a cui è stato pure aggiunto l’oratorio, dove la confraternita si riuniva. Ha pure fatto realizzare il primo ordine del prospetto in pietra (con esclusione del campanile).

Epigrafe riguardante la fondazione delle Anime PurgantiAppena entrato nel pieno delle sue funzioni il Mulè, constatato che la chiesa era angusta e priva di adeguata sacrestia, si adoperò, col concorso dei fedeli, alla ricostruzione del presbiterio e del cappellone ed in un angolo adiacente ad est vi ricavò la sacrestia. Sul muro absidale esterno ha fatto collocare una epigrafe (foto a sx e seguente). Dietro quella epigrafe, sicuramente sconosciuta dalla quasi totalità dei favaresi, si cela anche una storia curiosa dal sapore grottesco, durata diversi decenni (v. articolo curiosità).

Nel 1797 il Mulè perveniva ad un accordo con i fratelli Gaetano e sac. Vincenzo Belmonte, abitanti nell'imponente Epigrafe sulla fondazione della confraternita delle Anime sante del Purgatoriofabbricato sito nella via dell’Ospizio - oggi via Belmonte (v. articolo curiosità) - adiacente la chiesa a sud-ovest ed allora confinante a nord con l’ospizio dei pp. Cappuccini. Era da tempo noto, infatti l’attaccamento della famiglia Belmonte alla chiesa del Purgatorio, tanto che il capostipite dei Belmonte e nonno delle due persone cennate, cioè il notaio Antonio Belmonte (n. 1644 – m. 1729), aveva fatto realizzare all’interno della chiesa, innanzi la cappella di nostra Signora della Pietà (o della Madonna addolorata) una tomba di famiglia, all’interno della quale era stato pure seppellito il figlio di detto notaio: il sac. Melchiorre morto nel 1773, il quale, con proprio testamento, aveva legato onze 70 alla chiesa di S. Rosalia per recitazione di messe in suffragio della propria anima.

I fratelli Belmonte erano infatti disponibili a donare parte del loro terreno retrostante la chiesa per la costruzione del cappellone a condizione però che sul muro ovest dello stesso venisse realizzata una finestra, affinché potessero seguire da casa le sacre funzioni. Il vescovo era d'accordo a tale soluzione, ma a condizione che la finestra fosse eseguita nell'angolo dell'arco, senza che sporga fuori, non più ampia di tre palmi e munita di grata di ferro simile a quella usata nei monasteri.

Nel 1797 il beneficiale sac. Pasquale Mulè faceva ingenti spese per lavori nel lato destro del presbiterio e del cappellone, per aver realizzato tre volte con archi di pezzi d’intaglio per dar libero il passaggio di dietro a detto Gaetano Belmonte ed avergli sbadata la di lui cantonera, per aver realizzato la porta ed avere innalzata la fabbrica di detto cappellone e presbiterio di canne tre circa. Faceva, inoltre, esito a diversi mastri per aver proseguita la fabrica del novello cappellone sino al cornicione, inclusa la fabrica del presbiterio;

Spendeva, inoltre, onze 162.26 per tanti oggetti comprati per la chiesa.

Nel 1798 al sac. Mulè veniva notificata una ingiunzione da parte del Giudice Civile, per ordine della Gran Corte Vescovile, a consegnare alla congregazione delle Anime SS. del Purgatorio tutto il materiale ad essa appartenente.

6 aprile 1799 il superiore della Congregazione del Purgatorio d. Gaetano Belmonte pretendeva che si spiantasse il beneficio delle Anime del Purgatorio perché immeritevole quel prete Mulè. Già prima di Belmonte, il notaio Vincenzo Piscopo, nella qualità di superiore della Congregazione, aveva fatto ricorso al vescovo asserendo che il suo predecessore non curava bene le ragioni della Congregazione e che il Mulè era impedito ad ottenere benefici, come figlio sacrilego. Ma le lamentele maggiori del Piscopo riguardavano alcune rendite della propria Congregazione che il vescovo aveva assegnato in dote al nuovo beneficiale.

Nel 1799 il governatore della Congregazione delle Anime SS. del Purgatorio dott. Biagio Licata (nonno di Biagio junior principe di Baucina e del barone Antonio Mendola) ed il beneficiale Mulè incaricavano diversi mastri a trasportare da una pirrera sita in c.da Grazia della Portella, fino alla chiesa del Purgatorio, una grande quantità di testette in pezzi.

Nel 1801 il beneficiale Mulè faceva imbiancare, stucchiare e pittare la chiesa.

Nel maggio 1802 il ben.le Mulè manifestava un progetto al Governo per via del Tribunale della Gran Corte, mediante il quale cercava di evidenziare la necessità di permutare le somme che la chiesa annualmente percepiva sopra alcune case con altrettanta rendita che annualmente rendeva al detto Mulè sopra un giardino e terre in codesto territorio affinché trovata vendibile la rendita sopra le case, il capitale della medesima, si potesse impiegare per migliorare le fabbriche della chiesa. Accordata detta richiesta con decreto del R. Governo dato in Palermo il 27 maggio 1802, il Mulè presentava alla Curia di Girgenti la supplica per la realizzazione di detta permuta che veniva subito accordata.

Nel mese di aprile 1804 il vescovo scriveva al vicario foraneo di Favara su “vari disordini cagionati da codesto sac. d. Pasquale Mulè in dispreggio del culto divino, e del SS. Sacramento per non tenersi con decenza”, al fine di intimare al Mulè la presentazione entro quindici giorni dei conti, rendite ed elemosine dal 1797 al 1803. Con la stessa lettera il beneficiale Mulè veniva temporaneamente sospeso dall’esercizio delle sue funzioni.

Le questioni con il beneficiale Mulè iniziarono soprattutto per il suo modo arrogante e arbitrario di gestire i conti della confraternita e della chiesa, dei cui introiti ed esiti non dava conto a nessuno, neanche alla Curia.

Trascorsi infruttuosamente i quindici giorni il vicario foraneo esprimeva meraviglia e stupore di come il Mulè gli scagliava contro l’avvocato fiscale dopo essere stato sospeso dall’esercizio delle confessioni, citato dalla Corte Foranea ad istanza del governatore della chiesa e costretto a rendere i conti relativi alla sua amministrazione oltre che giustificare tante malversazioni.

Intanto giunti nel mese di luglio, il Mulè non solo continuava ad ostinarsi a non presentare quanto richiesto, compreso l’elenco dei sacri arredi comprati a nome della chiesa, ma impediva a mastro Benedetto Castellana di ispezionare le fabbriche e quant’altro da costui fatto realizzare, per la stima imposta dal vescovo.

Nel mese di agosto il vicario foraneo in compagnia di un notaio e del governatore della chiesa si portava in casa del sac. Mulè facendogli leggere l’ordine del vescovo; in tale occasione quest’ultimo si accendeva di collera ed infuriato rispondeva che non era soggetto né al vescovo né tanto meno alla Corte. Ma il vicario avendo intravisto un registro lo prese e disse: “questo non è un libro del Purgatorio?”; a tal punto il Mulè gli si avventò contro, strappandogli il libro dalle mani e subito se ne fuggì in una camera contigua chiudendo a chiave la porta e gridando con voce minacciosa. Il vicario a tal punto propose di forzare la porta ed il Mulè infuriato uscì e cercò di cacciare tutti dalla propria casa. Il vicario chiese la chiave per entrare nella stanza che il Mulè aveva chiuso e quest’ultimo rispose con parole minacciose: “scassatela”; a tal punto venne forzata la porta ed all’interno della camera vennero ritrovati le suppellettili della chiesa con alcune scritture. Il Mulè con tono pesante rivolgendosi al vicario disse: “ladro,.... giacobino....” e tante altre parole ingiuriose fino al punto di volerlo afferrare. Il governatore pacatamente si girò verso il vicario e disse: “vedete l’eccessi di questo mulo”, mentre il Mulè strepitava financo coi piedi.

Alla fine del 1804 il Mulè consegnava al vescovo ed alla Gran Corte i conti d’introito ed esito che venivano esaminati con la contraddizione delle parti in un gran lasso di tempo senza arrivare ad una vera e propria conclusione.

Arrivava nel frattempo il nuovo vescovo mons. Saverio Granata, il quale, mosso da zelo pastorale, per eliminare ogni questione sorta fra il Mulè, il rettore ed i confrati, perveniva alla conclusione di far eseguire una perizia a spese del Mulè, tendente ad effettuare una stima di tutte le fabbriche realizzate nella chiesa, nominando per tale scopo il mastro marammiere Benedetto Castellana, il quale dopo una diligente osservazione, redigeva la relazione, dai cui conti emergeva che il Mulè era creditore di oltre 192 onze, una cifra non indifferente in quel periodo.

L’attuale conformazione della chiesa è quella voluta dal Mulè tranne che per la torre campanaria. 

Nel 1809 il ben.le Mulè faceva stuccare, ed imbiancare la chiesa del Purgatorio; nel 1815 altri lavori faceva eseguire nella fabbrica dell'oratorio e della chiesa; nel 1816 il sac. Mulè, in cambio di tante messe da celebrare per il venditore, riceveva un piccolo appezzamento di terreno dietro la chiesa; nel 1817 faceva eseguire altri lavori di restauro nelle fabbriche della chiesa, nella copertura della sacrestia ed al suo interno, oltre che nell'altare che, in generale apportarono notevoli cambiamenti alla originaria forma del sacro edificio; nel 1818 faceva esito di onze 15.6.6 per avere acconciato tutta la nave della chiesa, come pure il tetto dell’organo.

Nel 1904 veniva eretto il sodalizio delle figlie di Maria Addolorata per la riunione delle chiese dissidenti.

Gli altari presenti all’interno della chiesa erano sette ed in particolare quello maggiore dedicato a S. Rosalia, dei Santi tre Re, delle Anime SS. del Purgatorio, dell’Immacolata Concezione, di Maria SS. della Pietà, dell’Addolorata e di Maria Maddalena.

Tutti i beneficiali tennero in possesso la chiesa del Purgatorio con relative pertinenze come la sacrestia, l'oratorio, le stanze superiori, etc. che utilizzarono liberamente staccandone un bel tratto, circa la quarta parte, alzando un nuovo muro divisorio, per mezzo del quale, restringendo l'oratorio, raddoppiarono lo spazio della sacrestia, lasciando solo una finestra a vetro in detto muro divisorio e due porte, di cui una permetteva la comunicazione fra chiesa e sacrestia, mentre dal lato destro dell'oratorio, dietro l'usurpazione da parte delle forze armate nel 1860, le citate due aperture vennero tompagnate e l'oratorio venne adibito a caserma.

L'oratorio venne sottratto alla chiesa da parte dell Comune, prima con le forze armate nel 1860 e successivamente per svolgervi le proprie attività per un periodo di 22 anni.

Per tal motivo il beneficiale della chiesa ha chiesto la restituzione di dette pertinenze, con la retribuzione del fitto e per il danno ricavato per i suddetti anni.

Mons. Antonio SuteraIl 7 giugno 1903 l’arc. Angelo Giudice ha ceduto la chiesa del Purgatorio al nuovo sacerdote Antonino Sutera ( 21.1.1878 3.3.1948 - foto a sx) (v. biografia), il quale ha subito manifestato l'intenzione, appena i mezzi lo avessero consentito, di fabbricare il campanile della chiesa e compiere la parte restante superiore della facciata in pietra da taglio.

Il 23 settembre 1906 il sac. Sutera ha fatto trasportare numerose pietre grosse da intaglio davanti il Purgatorio e dopo avere valutato i disegni, prima quello del perito Antonio La Russa e poi del perito Salvatore Sajeva, è stato scelto quest'ultimo. Nel mese di novembre era già completo.

L'8 novembre 1906 nei suoi diari il barone Antonio Mendola ha scritto: Il campanile del Purgatorio è già fabbricato sino alla cornice ultima. Resta solo la copertura o berretto a farsi. Si sono piazzate le campane ed hanno solennemente, ma non sonoramente, inaugurato i loro suoni. È una grasta rotta quella campana fatta dal cosiddetto Romano. Il sac. Sutera ha sbagliato la buona fusione ed ora ha anche sbagliato l’architettura del campanile. Io lo avvertii in tempo a stare in guardia per la campana e a correggere il disegno del campanile, ma egli, testardo, ruvido, senza gusto, disprezzando quasi il bello, ha contrariamente al mio avviso, guastato il campanile e la campana. Il campanile è di stile dorico, cioè il capitello, dice Sajeva, l’ideatore, è dorico, ma non so ravvisarlo, manca il fiorello centrale e poi non è solo il capitello che fa lo stile, cioè che stabilisce l’armonia tra le diverse parti. Sajeva direttore e il rozzo Sutera dispensatore del denaro hanno elevato una mala, quasi informe di pezzi di pietra intagliata ed hanno formato un pezzo più grande che architettonicamente non dice nulla e sta in perfetta opposizione e contrasto con l’architettura della chiesa e dello stesso campanile sino al primo piano. Non capisco come possa sovrapporsi al gentile corinzio il massoso e grave dorico o meglio un’ordine liscio ed acefalo inventato dal Sajeva. Non capisco come non si sia tenuto nessun conto dell’euritmia architettonica. Ora a cosa finita mi accorgo di quest’altra stonatura. Nel disegno, in piccolo e senza i dettagli già esistenti nella chiesa anticamente fatta, non me ne accorsi. La bella chiesetta del Purgatorio oggi deturpata del campanile novello, ha pochi spazi vuoti, negli stessi intercolumni o spazio fra pilastri, tostoche relativamente piccoli, l’architettura ci lasciò un festone di fiori e frutta così greggio da scolpirsi a facciata finita, ciò per evitare che qualche sasso, cadendo dall’alto avesse potuto evitare e rompere o scheggiare qualche foglia o frutto. L’antica facciatina è tutta ornata, è una sposina gaia e pomposetta. Il campanile nudo e povero, ha un grande spazio vuoto che disdice alla festosità della facciata, uno spazio sopra una porta o finestra, piccola, tozza, brutta, sproporzionata. Se passa un galantuomo con un pò di gusto naturale, l’abitudine di percepire e godere del bello, tanto più se è un pò informato d’architettura, si meraviglierà assai come al dì d’oggi 1906, coi lumi e coi progressi cresciuti, come al dì d’oggi si sia guastata una bella opera che rimonta a tre secoli or sono. Dopo 300 anni i favaresi del 1900 si mostrano barbari rispetto ai favaresi del 1600. Io volevo compire la facciata, ma dopo questa brutta maschera, dopo questo anomalo campanile Sajeva-Sutera, provo sdegno, riluttanza e non mi basta più il cuore di fare ciò che vagheggiavo, cioè di fare una costruzione armonica col passato.

Il 5 gennaio 1907, sotto la grandine e la pioggia e col vento forte e freddo veniva terminata la piramide, a copertura de campanile della chiesa. Quei poveri mastri muratori che per la fame lavoravano in quel modo destavano pietà. Io temevo che qualcuno volasse per l’aria. La piramide o capolino è costruita in pantofale o mattoni. Di sopra, invece di una bandiera mobile e indicante la direzione dei venti, ci hanno messo una croce ben grande di ferro. Così hanno contraddetto le consuetudini locali ed hanno tolto al popolo il vantaggio di orientarsi con lo spirare dei venti. A cosa finita il campanile sta male, è pesante. Io avrei, per diminuirne la massa, fatti curvi gli spigoli della piramide e quindi i lati. Non ripeto i vizi e gli errori e le barbarie architettoniche commesse in questo campanile perché li segnai nel diario 1906. Mi è venuta oggi come un lampo improvviso, dopo averlo cercato tanto l’idea di costruire e finire la bella facciatina del Purgatorio e semplice e conforme allo stile. Cioé rifarci perfettamente nella seconda metà superiore della facciata, tutto ciò che sta sotto nella facciata esistente a pian terreno, con lievi modifiche. Dove a pianterreno sta la porta sopra collocherei la finestra nello stesso frontespizio e colonne con le colonne secondo il bisogno, potrebbero essere fatte a mezze colonne. La forma cuspidale piglierebbe solo la parte centrale ai due lati rientranti, farei una cornice retta e per dare spicco alla chiesa alzerei la cuspide e frontone centrale. (barone Antonio Mendola 6 gennaio 1907).

 

Campanile della chiesa di S. Rosalia (detta del Purgatorio) del 1906-1907

Prospetto principale della chiesa di S. Rosalia (detta del Purgatorio - da un rilievo di Carmelo Antinoro del 1985)

Facciata della chiesa di S. Rosalia (detta del Purgatorio) nel 1985

Facciata della chiesa di S. Rosalia (o del Purgatorio) nel 2008

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